i casi si differenziano per

geografia

periodo storico del sisma

composizione sociale

entità del danno

tipologia d'intervento

tempistica

dinamiche sociali

Messina e Reggio Calabria 

Data: 27 dicembre 1908.

Luogo: Calabria meridionale e Sicilia orientale.

Magnitudo: 7,2 scala Richter.

Entità del danno: non è stato mai accertato il numero esatto di morti; la stima varia tra 50.000 e 100.000 unità. Il 90% della città di Messina fu rasa al suolo, altrettanto grave fu la distruzione di Reggio Calabria: tra le due città, Messina ebbe la peggio. Le coste della Calabria e della Sicilia furono colpite da ripetute ondate di maremoto.

Tipologia di intervento: spianando le macerie con apposite macchine, il suolo messinese fu rialzato di circa due metri; sopra vi furono edificate le nuove case antisismiche. Nei punti in cui si trovavano antichi palazzi o chiese, non demoliti dal sisma, il livello del suolo rimase quello originario.

Tempistica: furono lamentate mancanze nella distribuzione di viveri e generi di conforto, e riscontrate difficoltà procedurali nell’erogazione degli aiuti.

Dinamiche sociali: nei contesti economicamente più arretrati il terremoto ridusse le già scarse opportunità d’uscire dall’isolamento, generando un diffuso sentimento di disfatta che a lungo ha segnato quelle zone.

Belice 

Data: 14 gennaio 1968 

Luogo: Sicilia occidentale, provincie di Trapani, Agrigento e Palermo. 

Magnitudo:  6,4 scala Richter.

Entità del danno: 231 morti, 600 feriti e 70.000 sfollati. Diversi paesi come Gibellina, Poggioreale, Salaparuta (Trapani) e Montevago (Agrigento) furono rasi al suolo.

Tipologia di intervento: i paesi distrutti furono ricostruiti a diversi chilometri dai vecchi centri abitati, provocando un indebolimento del senso di appartenenza al territorio (esemplare il caso di Gibellina). 

Tempistica: gli abitanti vissero per mesi nelle tendopoli, poi per anni nelle baraccopoli. I successivi e tardivi stanziamenti economici per la ricostruzione diedero luogo ad opere faraoniche, rilevanti dal punto di vista artistico, ma spesso inutili.

Dinamiche sociali: i paesi ricostruiti non si sono mai del tutto ripopolati; ancora oggi presentano un esiguo numero di abitanti e contesti sociali spesso assenti.

Friuli 

Data: 6 maggio 1976 

Luogo: Friuli, provincie di Udine e Pordenone. 

Magnitudo: 6,4 scala Richter 

Entità del danno: 990 morti, oltre 45.000 sfollati. La zona più colpita fu quella a nord di Udine. I danni furono amplificati dalle particolari condizioni del suolo, dalla posizione dei paesi colpiti (quasi tutti posti in cima ad alture) e dalla presenza di molti edifici di vecchia costruzione. 

Tipologia di intervento: la ricostruzione fu rapida e completa. Furono ricostruiti i centri abitati distrutti lì dov’erano e com’erano in origine; l’ipotesi di realizzare una grande “new town” alla periferia nord di Udine fu scartata. Esemplare è il caso di Venzone, cittadella fortificata d’epoca medievale, restaurata seguendo criteri filologici. 

Tempistica: la ricostruzione ebbe luogo in tempi brevi, grazie ad un’ efficiente gestione delle risorse; nell’arco di circa dieci anni furono ricostruiti interi paesi. 

Dinamiche sociali: gli sfollati passarono l’inverno successivo al sisma sulla costa adriatica. Già a marzo 1980 nei rispettivi paesi, abitando in villaggi prefabbricati; ciò rese il post-terremoto meno drammatico d’altri. 

Irpinia

Data: 23 Novembre 1980

Luogo: tra Campania, Basilicata e Puglia; le province maggiormente coinvolte furono Avellino, Salerno e Potenza.

Magnitudo: 6,9 scala Richter.

Entità del danno: 2.914 morti, 8.848 feriti, 280.000 sfollati. Più di settanta centri furono integralmente distrutti o seriamente danneggiati e oltre duecento ebbero consistenti danni al patrimonio edilizio.

Tipologia di intervento: alcuni paesi hanno conservato l’identità urbanistica e paesaggistica precedente al sisma, altri sono stati ricostruiti in luoghi diversi da quello d’origine secondo criteri di sicurezza geolica o sperimentazione architettonica. Gli interventi di recupero hanno mostrato carenze e limiti (costruzioni incomplete, falsi storici); numerosi insediamenti e infrastrutture sono stati edificati fuori scala.

Tempistica: mancando un’organizzazione come la Protezione Civile, i soccorsi subirono gravi ritardi.

Dinamiche sociali: la tragedia fu caratterizzata da una grande mobilitazione di volontari, riconosciuta ufficialmente dalle istituzioni, e al contempo da pessimi esempi di speculazione.

Umbria e Marche 

Data: settembre 1997; estate 2016

Luogo: Umbria e Marche

Magnitudo: 6,1 scala Richter (1997); 6 scala Richter (2016)

Entità del danno: nel 1997 i comuni maggiormente colpiti dal sisma furono Foligno, Nocera Umbra, Preci, Sellano ed Assisi in Umbria, Fabriano, Serravalle di Chienti e Camerino nelle Marche. Le violente e ripetute scosse del 2016, che hanno colpito le province di Macerata e Perugia, hanno mostrato, in una buona parte dei casi, la bontà degli interventi di ricostruzione fatti in precedenza: i danni alle persone sono stati minimi; generalmente poco rilevanti quelli agli edifici, fatta eccezione per alcuni piccoli borghi.

Tempistica: al dicembre 2014, il 97% della popolazione colpita da danni risultò rientrata nelle case lesionate.

Tipologia di intervento: la ricostruzione seguente al sisma del 1997 fu caratterizzata dal restauro delle strutture in muratura e in pietra, effettuato con ottimi risultati.

Dinamiche sociali: il recupero dei luoghi storici è stato il volano per il rilancio dell’economia e dello sviluppo turistico.

Aquila

Data: 6 aprile 2009

Luogo: L’Aquila e provincia

Magnitudo: 6,3 scala Richter

Entità del danno: 309 vittime, oltre 1.600 feriti

Tipologia di intervento: le new towns, scelta primaria adottata per affrontare la ricostruzione, hanno risolto solo una parte dell’emergenza abitativa, generando insediamenti spesso lontani dai luoghi originari. Solo una parte del centro cittadino dell’Aquila è stata parzialmente recuperata; le principali attività commerciali sono state spostate nelle zone periferiche.

Tempistica: il centro storico dell’Aquila è ancora un cantiere aperto, lontano dalla possibilità di essere a breve realmente riabitato.

Dinamiche sociali: lo sradicamento degli abitanti dalle comunità di origine è stato favorito dalla scelta delle new towns, costruite altrove rispetto ai luoghi colpiti dal sisma e spesso non attrezzate con adeguati servizi e spazi pubblici.

Emilia

Data: 20 e 29 Maggio 2012.

Luogo: Pianura Padana Emiliana

Magnitudo: 5,9 scala Richter.

Entità del danno: 28 morti; 350 feriti; 45000 sfollati; pesanti danni alle costruzioni rurali ed industriali, alle opere di canalizzazione delle acque, nonché agli edifici ed ai monumenti storici ed agli edifici civili di vecchia costruzione. I danni del sisma sono stati stimati in 13 miliardi e 273 milioni di euro

Tipologia di intervento: è stata prediletta l’erogazione di contributi per l’autonoma sistemazione e l’affitto, diminuendo al minimo la costruzione di prefabbricati provvisori ed evitando la creazione di “New Town”.

Tempistica: oggi oltre 14.700 famiglie sono tornate nelle proprie case (quasi 9 su 10), le restanti 2.477 sono in

affitto. Nessuno abita più nei moduli abitativi provvisori: i 757 prefabbricati modulari abitativi (PMAR) allestiti

dopo il sisma sono stati chiusi.

Dinamiche sociali: in primis l’impegno del Commissario si è rivolto alle scuole per consentire l’inizio dell’anno

scolastico 2012/13 in condizioni normali. Migliaia di imprese hanno ricevuto un contributo economico, in

questo modo si è fatto sì che l’economia dell’area, non solo non si sia mai arrestata, ma oggi è tornata a crescere a ritmi superiori rispetto a prima.